Si parte dagli anni ’60 con la nascita della cultura Pop, fenomeno che influenzò il campo artistico e musicale scegliendo un linguaggio universale e accessibile a tutti; si continua con un viaggio nell’arte psichedelica esplosa negli anni ’70, per arrivare al periodo della street culture, cioé a quella cultura di strada che è stata il terreno fertile per i graffitisti degli anni ’80 che diedero vita alla street art.
In opposizione alla ristretta cultura d’élite rappresentata nell’arte dal soggettivismo astratto americano e dall’esperienza informale europea, l’artista pop volge il suo interesse alla cultura popolare, e richiama l’attenzione sulla banalità e brutalità oggettiva di uso quotidiano, accettandola. Al centro dell’opera d’arte si concentrano prodotti “usa e getta” utilizzando soprattutto i nuovi materiali plastici, economici, flessibili dai colori brillanti e le tinte piatte. E’ un’arte aperta alle forme più popolari di comunicazione: i fumetti, la pubblicità, i quadri riprodotti in serie; nell’era della riproduzione meccanica dove la reperibilità è l’unico valore riconosciuto, la ripetizione seriale diventa fondamentale.

Era il 1968 e le boccate psichedeliche erano all’apice e la West Coast brulicava di musica sperimentale. Dalla pop art ci si inoltra nei territori dell’arte psichedelica degli anni ’70: una svolta straordinaria non solo nella musica. Anche il mondo dell’arte con le “sue tensioni curvilinee e le deformazioni della percezione abituale, è influenzato da questo movimento”, che da un lato ha dimostrato l’aspetto distruttivo e autolesionista conseguente all’uso di sostanze stupefacenti, portando alla distruzione psicofisica tanti ottimi artisti, ma è stato anche un movimento musicale che ha saputo avvicinarsi come nessun altro, nell’ambito del rock, all’intimo dell’animo umano. E così anche la psichedelia è un’arte fortemente figurativa, caratterizzata da linee ondulate, colori brillanti e acidi, esplosioni di linee luminose e piccole decorazioni.

Si arriva cosi alla street art, importante movimento che ha aperto la prospettiva di una condizione antropologica essenzialmente urbana in cui la maggior parte degli abitanti vive la città come ambiente naturale. I graffiti diventano rivendicazione di esistenze clandestine di individualità nel caos indifferente della città










1 risposta finora ↓
fabio sassi // Agosto 20, 2008 a 13:51 |
Yep!