I Graffiti, così come li conosciamo, sono uno sforzo per rompere gli angusti confini dell’accademia dell’arte, infatti ripropongono oggetti normali o battaglie di vita di ogni giorno cosi come la viviamo.Agli inizi del movimento non ci sono stili né regole, si tratta di costruire una cultura senza limitazioni, inventando un genere: proprio per questo i primi writers lavorano quasi sempre di getto, senza progetti sulla carta, sui quali poi basarsi per la realizzazione a spray.
L’opera dei writers rimane nel suo insieme un forte segnale di reazione al comunemente detto “degrado urbano”, la testimonianza del permanere di una cultura giovanile e popolare, in grado di eleborare il disagio e la rabbia trasformandoli in espressione creativa.
Il writing rappresenta dunque la capacità di mettere in discussione, talvolta in modo rabbioso e inconsapevole, talvolta in modo artisticamente sorprendente, il monopolio culturale e comunicativo deigrandi media e la loro pretesa di stabilire a priori i confini fra arte e vandalismo, legalità e illegalità, e, soprattutto, legittimità e illegittimità di espressione.

“Un vero writer non imbratterebbe mai un monumento o un edificio antico. Un writer si ritiene un artista, e come tale rispetta l’arte altrui, e la storia dell’arte. E’ fondamentale chiarire bene questo punto: non si mescolino mai il problema dei writers con quello dei danneggiamenti agli edifici storici.Un writer ‘taggerà’ con piacere su un intonaco appena ridipinto, ma non toccherà mai i mattoni a vista di una chiesa. Chiunque lasciasse la propria firma su un monumento antico verrebbe stigmatizzato e criticato anche nello stesso ambiente, come uno che non rispetta le regole e che non sa quello che fa, uno sfigato”.
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