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Figli di….

Maggio 14, 2008 · Lascia un Commento

Il graffitismo contemporaneo si sviluppa a partire dai primi anni 70 nel contesto delle grandi metropoli statunitensi. Già nel 1980, con il debutto di Jean-Michel Basquiat e di Keith Haring sul palcoscenico dell’arte contemporanea, il pubblico viene a contatto per la prima volta con geni scoperti in strada. Sulle tracce di questi primi due folgoranti e smodati successi si è articolata una corrente di pittori-writers, soprattutto newyorkesi, che vanta fra i nomi più noti Futura-2000, Rammellzee, Crash e Daze. Dopo questa prima fase di entusiasmo, il rapporto fra graffitismo e mondo dell’arte si raffredda. Il grande ritorno d’interesse nei confronti di artisti dei graffiti si deve allo strabiliante sviluppo sociale del fenomeno nel corso degli anni ‘90: il graffitismo sbarca in Europa per poi dilagare velocemente negli altri continenti, prosperando energicamente in ogni angolo del pianeta e rivelandosi come fenomeno sociale e culturale di massa.

Si delinea in questi anni la nuova tendenza stilistica del graffiti-logo: artisti sostituiscono le scritte enigmatiche con decorazioni figurative, veri e propri personaggi o illustrazioni di oggetti, che vengono riprodotti in modo seriale sui muri delle città. La tendenza graffiti-logo evolverà velocemente nelle prime esperienze di Street art, termine con il quale oggi si definisce qualsiasi gesto artistico compiuto in spazi pubblici.

L’universo della Street art è eterogeneo e gli artisti creano in pubblico, sperimentando diversi approcci comunicativi che non si esauriscono nei graffiti tradizionali, ma si esprimono attraverso video proiezioni, installazioni, poster art e stickers art. I primi ad accorgersi dell’enorme potenziale economico di questa cultura sono i pubblicitari e gli studi grafici: molti Street artists si formano come grafici, avvantaggiati rispetto ai colleghi dall’aver sperimentato e maturato linguaggi visivi nuovi, forti e impattanti. Il loro modo si impone nella pubblicità e diventa di moda.
Un’affermazione così incontenibile sul gusto visivo della società non poteva che preludere a una legittimazione di quegli artisti di valore che da anni contaminano con la Street art pittura e scultura.
A dare la scossa decisiva ci ha pensato Vittorio Sgarbi, facendosi ambasciatore di un’azione di legittimazione ormai necessaria e sentita in molti ambienti intellettuali d’Europa. La mostra “Street Art, SweetArt”, promossa dal Comune di Milano presso il Padiglione d’arte contemporanea e curata da Alessandro Riva, si inserisce nel quadro del tributo ad artisti che nulla hanno da invidiare a quelli tradizionali.

Categorie: Writers · street art
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